Padre Ignazio Muggianu

Titolo dell’opera

Paesaggio

Anno di realizzazione

s.a.

Tecnica

olio su tela

Dimensioni

70 X 50

Padre Ignazio Maria Muggianu di Atzara – Biografia

 

Un riflesso di luce

Padre Ignazio Maria Muggianu di Atzara, (Atzara, 1920- Cagliari, 2015), alla nascita Emanuele, appartenente all’ordine dei Frati Cappuccini, muore esattamente 13 giorni prima di compiere 95 anni. La sua vita è stata estremamente interessante e ricca sotto molteplici aspetti. Fin da bambino manifesta una notevole inclinazione per il disegno, tanto che la maestra elementare frequentemente lo metteva in castigo dietro la lavagna, perché spesso intento a disegnare anziché seguire le lezioni. Ultimata la licenza elementare viene accolto come “figlio d’anima” da una famiglia nobile di Atzara: Don Efisio Serra, discendente probabilmente del Conte Valentino, la moglie Donna Serafina e la loro unica figlia Donna Annamaria. In una casupola di proprietà di Don Efisio, il piccolo Emanuele inizia a creare piccole statuine del presepe, di “terra luggiana”, ossia l’argilla che ai tempi si trovava facilmente nel territorio di Atzara. La casa di Don Efisio è frequentata da Filippo Figari, il quale riconosciuto il talento del giovane, lo vorrebbe nell’Istituto d’arte di Sassari di cui fu direttore per oltre vent’anni, dichiarandosi disposto a pagare lui stesso le spese per gli studi del piccolo Emanuele. Nel 1936 arriva ad Atzara il pittore tedesco Richard Scheürlen che Emanuele conoscerà proprio a casa di Don Efisio e  più tardi lo ricorderà cosi: <<Dipingeva quasi sempre all’aperto e mi portava con sè dicendomi “Manueleddu dammi il colore; Manueleddu il pennello. Io lo guardavo dipingere e gli porgevo pennelli e colori. Un giorno mi portò a Desulo, perché doveva fare il ritratto a cavallo della figlia di un noto abitante della zona, un ricco possidente; fu un ritratto bellissimo, lei indossava il costume di Desulo con tanto giallo, rosso e oro. Imparai molto da lui, sopratutto a mischiare i colori>>. Dall’incontro con i frati Cappuccini nascerà la vocazione religiosa che lo porterà alla Vestizione religiosa nel 1940. Nel marzo del 1963 venne richiamato in Sardegna, dove i superiori gli consentirono di frequentare il liceo artistico di Cagliari dove avrà come insegnante Antonio Mura e Augusto Vascellari. Con la maturità artistica insegnerà per diversi anni presso le scuole dei Cappuccini. Riprenderà gli studi per essere ordinato sacerdote. Nel 1973 nella parrocchiale di Atzara sarà ordinato sacerdote. La passione per l’arte continuerà a far parte della vita di padre Ignazio che dice di voler dipingere per – cantare col pennello il Santo nome di Maria -. E’ del 1950 la sua prima mostra di pittura a Loreto; seguono mostre personali a Roma, Bastia al convento dei Cappuccini St. Antoine e in vari paesi dell’isola il cui ricavato andrà sempre alle missioni dei cappuccini in Africa. Nel 1955 a Loreto esegue la copia di un importante dipinto del 1582-1585 conservato nel museo-pinacoteca del santuario: una descrizione della traslazione della Beatissima Vergine di Nazareth in Dalmazia e poi a Loreto. La copia eseguita dal frate-pittore è possibile ammirarla negli uffici della congregazione Universale della S. Casa di Loreto. Sempre nel corridoio del convento esiste un dipinto raffigurante S. Ignazio, che potrebbe essere stato dipinto da Padre Ignazio ma non essendo firmato non c’è la prova cert,a anche se in una lettera datata 27.9.1951 il frate accenna a un quadro di S. Ignazio appena terminato che potrebbe riferirsi al dipinto di cui sopra. Nei volti familiari, nella luce della sua terra trovava ispirazione per i suoi dipinti. Agli inizi degli anni ’80 è chiamato a fare il cappellano presso l’ospedale civile di Cagliari. Le ore che gli rimangono libere dal suo impegno presso i malati, le passa a dipingere: nei dipinti di quegli anni ricorre spesso la figura di Cristo sofferente. A metà degli anni ottanta è cappellano all’ospedale San Michele di Cagliari dove esegue il completamento di alcune vetrate della cappella con una tecnica di decorazione semplice ed economica inventata da lui stesso. Padre Ignazio Muggianu ha avuto  all’interno della comunità atzarese, un ruolo riconosciuto come religioso ma anche come artista di eccellente valore per una apprezzata produzione pittorica di rilievo, ed essendo stata Atzara, culla di numerosi ed importanti artisti provenienti da tutto il mondo a seguito della presenza dei due pittori costumbristi spagnoli nel primo decennio del secolo scorso è importante collocare la sua presenza  come artista nell’affascinante storia del Museo d’Arte Moderna di Atzar,a quale importante ed ulteriore testimonianza sotto il profilo storico-artistico.  La figura di Padre Ignazio Muggianu, frate cappuccino e pittore, emerge pian piano, dopo la caratterizzazione paesaggistica e la tornitura del tessuto sociale di un mondo ancora naturale e da poco costumbrista, inserito lungo la linea dei ritratti affettivi e familiari. Dilatandosi nel tempo e nello spazio, il suo profilo si fa esso stesso natura, colore e luce, ossia quegli stessi elementi che, riflettendo nel microcosmo del creato il macrocosmo del divino, ne ridefiniscono l’unità inscindibile. Se per gli artisti la vita è arte, per Padre Muggianu la vita è l’arte di Dio e la pittura è un mezzo per glorificarla. I suoi quadri dai soggetti floreali o dedicati alla Madonna cantano la gioia di questa vita, quella terrena, mentre, sottolineando o alludendo al percorso di sofferenza nelle opere dedicate ai Santi e alla Via Crucis, suggerisce quegli esempi di forza interiore e di accettazione, da seguire per poter rinascere nella nuova Vita, quella Vera. Il suo talento pittorico, scoperto da Filippo Figari in giovane età, venne forgiato dalla frequentazione del pittore tedesco Richard Scheürlen, che lo portava con sé quando dipingeva en plein air e lo educava visivamente a cogliere le forme della natura e la sua tensione luministica. La tecnica pittorica è sempre fertile ed i supporti utilizzati sono di varia natura, ad esempio cartone, plexiglas, yuta, stracci vecchi: un’”arte povera” nei materiali ma non nello spirito, improntato ai più nobili valori di umiltà e amore della morale francescana. La luce, quale simbolo divino, è la protagonista assoluta di tutte le opere. Compare sotto forme diverse, come caratterizzazione intrinseca del colore o come scelta cromatica, catturata nei riflessi del fondo oro di alcune opere o liberata dalle trasparenze delle sue vetrate istoriate. Può farsi luce anche il sorriso di una ragazza o lo sguardo amorevole di Maria. La luce è la fiamma che infonde vita al creato: è il più grande dono di Dio, che Padre Muggianu restituisce all’uomo attraverso la sua pittura, per ricordargli che la vita è preziosa e non va sprecata.

 

 

Altre opere

Principali mostre personali

 

N.D.

 

 

Principali mostre collettive