Marco Pili

Titolo dell’opera

Giacinto ricamato

Anno di realizzazione

2015

Tecnica

mista su tela

Dimensioni

100 X 100

Marco Pili – Biografia

 

Marco Pili (Nurachi, 1959 ) studia ad Oristano all’Istituto d’Arte e si diploma nel 1977, è stato allievo di Antonio Amore.
Bisogna partire dalla terra per ragionare sulle opere di Marco Pili. Pittura degli elementi naturali, pittura materica di fuoco, acqua, vento e terra: Marco Pili dà forma all’informe e dipinge con tutto quello che si disperde, che è impalpabile e inafferrabile. Sempre in cerca di nuovi e inattesi equilibri cromatici e formali, assembla e manipola materiali eterogenei. Terra setacciata, tritata, mescolata, impastata con colle e stratificata. Terra che ha sempre il colore della terra. E poi sangue di bue, stoffe e pane carasau, ora bruciato, ora sommerso di resine, colore o cera. Partendo dagli assemblages e dai collages/decollages di matrice dada-surrealista, dai Sacchi, dai Cretti e dalle Combustioni di Alberto Burri, Marco Pili dà il via a un’indagine, scientifica e poetica assieme, sulla forma e sul colore della materia. Pazientemente controllata e manipolata dall’idea e dalle mani dell’artista, la materia viene a costituire il quadro. -È- il quadro. E il pittore -fa- pittura e costruisce un quadro -fatto- di materia. Sopra tele assemblate con lenzuola, sacchi, carta di giornale e stracci, Marco Pili sovrappone e stratifica materie e materiali extra-pittorici, soprattutto pane carasau, polvere e terra. Negli anni ’50 del secolo scorso Antoni Tàpies, Robert Rauschenberg e Jean Dubuffet avevano trasformato il fango in pittura, ma già in piena temperie scardinatrice dada il colore era stato sostituito da polvere e terra. Marcel Duchamp aveva lasciato accumulare la polvere sul suo Grande vetro in strati di diversi spessori, al fine di ottenere, una volta fissata, gradi variabili di trasparenza e di colori; nel 1920 aveva poi fatto scattare una fotografia da Man Ray e la aveva intitolata Allevamento di polvere; ricordandogli un grigio paesaggio visto dall’alto, Man Ray alla medesima immagine aveva dato il titolo di Veduta ripresa in aereo. Polvere e terra sono legate all’origine e alla materia. Siamo fatti di polvere, è la nostra stessa sostanza e a essa torneremo. Polvere e terra sono inoltre collegate e collegabili immediatamente al divenire. Al tempo. Al suo trascorrere inesorabile e accumulatorio, all’età, all’invecchiamento, al consumo, all’usura. Notando un accumulo di polvere e di terra si deduce che un tempo è passato, è trascorso. È volato. Si può ripercorrere l’accumulo del tempo andando all’indietro, per strati, scavando nella memoria come nella terra, interpretando, ricordando, manipolando. Origine e materia. Tempo e memoria. Terra e polvere. Polvere di grano figlia della terra, impastata con l’acqua e cotta con il fuoco: il pane carasau, entrando prepotentemente nello spazio circoscritto della tela, diviene all’istante tempo congelato e memoria rappresa. Forma tattile e simbolica del lavoro della terra, della manualità e della sapienza contadina e artigiana, il suo candido strato chiazzato di nere bruciature racconta l’aratura, la semina, l’annaffiatura dei campi; il germogliare, la raccolta, la macinatura del grano; l’impastatura, la lievitazione, la cottura del pane. Terra, acqua, aria, e fuoco. Fuoco con il quale Marco Pili crea forme. Fuoco che annerisce e brucia. A volte separa materiali omogenei. Altre volte unisce materiali eterogenei in conglomerati inseparabili. Fuoco che distruggendo costruisce. Incendi guidati. E inondazioni controllate, venti indirizzati, terremoti modulati, eruzioni pensate. Niente è legato al caso: all’interno del metamorfico processo creativo che lo porta a concepire e a realizzare un’opera, l’elemento aleatorio, pur avendo una sua indubbia valenza, è messo ai margini. L’approccio metodologico e la sperimentazione tecnica risultano razionalmente controllate e sottoposte a continue e rigide verifiche e aggiornamenti. Il controllo assoluto e la piena consapevolezza delle tecniche, degli strumenti e dei materiali, lo portano a imbrigliare la casualità. È lui a scegliere e a dosare una determinata resina sintetica, che poi produrrà sul pane carasau screpolature più o meno fitte. È lui a indirizzare e a far scivolare colate di colore dalla densità variabile, che lasceranno tracce e macchie su terre più o meno permeabili. È lui che guida e sovrintende sempre la materia e i suoi effetti di azione/reazione con un supporto o con un diluente chimico. La materia è sempre in funzione di un’idea. E l’idea trova la sua perfetta realizzazione nell’incontro con una determinata materia. Marco Pili prende le distanze dagli strumenti tradizionali del pittore, dal cavalletto, dalla tavolozza, dai pennelli, dai colori. Dipinge su di un piano orizzontale, cammina intorno alla tela e lavora sui suoi quattro lati. Solo raramente utilizza il pennello: per l’esigenza di un rapporto diretto e immediato con l’immagine, in un contatto che si fa totale, la materia è stesa direttamente con le mani. Pittura non di pennellata ma di strappi, scosse, urti e giravolte. In una combinazione magica di gesto, maggiore o minore viscosità dei materiali e gravità terrestre, Marco Pili versa e sgocciola. Scuote, gira e ruota la tela. Stratifica, sovrappone e brucia. Poi squarcia e incide. Dalle spaccature dell’epidermide superficiale emergono epidermidi sottostanti, solchi, rilievi e falde inferiori, tracce, orme e impronte. Schiude e apre la superficie materica, e in parte la rimuove chirurgicamente. Fa saltare uno degli sfondi e aggiunge strati in profondità, dando talvolta nuove collocazioni e nuova vita a brandelli apparentemente inerti, ma vivi. Carne viva e sangue. E non il colore del sangue, ma il sangue del colore, e della materia. E dalla materia, come per incanto, germinano forme. Marco Pili fa sua, e a suo modo, la lezione neoplastica di Piet Mondrian. Il supporto tecnico ripete in maniera ossessiva il modulo quadrato, e sulla tela la scansione di griglie geometriche sapientemente equilibrate conferisce forme evidenti e delimitate all’informe. In uno spazio prospettico assente, Pili ricerca l’ortogonalità, l’opposizione più o meno labile di verticali e orizzontali, la distinzione di un primo piano e di uno sfondo, in perpetua assenza della presenza umana. Geometrie sovrapposte, sfilacciate e semplificate, vagamente e intuitivamente figurative, che alludono alla realtà suggerendo qualche cosa: si intravedono sezioni architettoniche, case sparse, paesi esplosi, tutti i paesaggi possibili. Quando sembra mancare ogni riferimento figurativo, spesso è una parola o una frase, è l’evocativo titolo dell’opera a creare una suggestione narrativa. Certo è che una pittura tattile di terra, sangue, pane e carta di giornale, renda inevitabilmente illusorie le nette antinomie di reale e irreale, astrazione e rappresentazione, astratto e concreto. Pittura dei contrasti e degli opposti, quella di Marco Pili, continuamente in bilico tra organico e inorganico, naturale e artificiale, microcosmo e macrocosmo. Pittura materica di trasformazioni e di passaggi: stratificazioni di superfici su superfici. Superfici che respirano, vivono e mutano. Superfici alterate e disgregate dall’azione del tempo. E dalla memoria.
Pili espone al museo Ortiz di Atzara con una personale nel 2015 nell’ambito del progetto Sartegna contemporanea 100 mostre per 10 artisti con una mostra dal titolo “Incontro tra colore e materia”. Due le opere di Pili in collezione, Giacinto ricamato e Incisioni del passato

MOSTRE PERSONALI

1986, Cabras, Museo Comunale

1987, Oristano,  Galleria “C. Contini”
1990, Olmedo, Galleria Comunale
1991, Sassari, EXPO d’Arte

1998, Cagliari, “AZZIMO” Centro Culturale MAN RAY
1999, Sassari,  Centro Culturale “KAIROS”
1999, Milano, Associazione Ristoratori
1999, Castellaro Lagusello Monzanbano ,“Il Pane della Vita”
2000, Oristano, “Azzimo” Pinacoteca Comunale “C. Contini”

2001, Villanovaforru “il pane dell’anima“ museo Genna Maria
2003, Latina, “il bello dov’è?” Associazione Culturale ideativi
2003, Milano, Galleria “Postart”
2003, Cagliari, Studio LIXI 51/11
2004, Cagliari,Exma

2005, Cagliari, “Il pescatore e la luna”Teatro Lirico

2006, San Sperate, Noarte
2006, Berchidda “Il cibo”, Museo del vino
2007, Milano, “Incontri”, Spazio mediterraneo
2007, Cagliari ,“Storie silenziose” Laboratorio 168
2009-2010, Cagliari, “Paesaggi con anima”, STUDIO LIXI 51/11
2010, San Vero Milis, Paesaggi nascosti, Museo Archeologico

2011, Berchidda,  “Terra”, Time in Jazz
2012, Ponte de Sor Portogallo, Terre di vernaccia, Centrum Sete Sòis Sete Luas
2012, Frontignan, Terre di vernaccia, Centrum Sete Sòis Sete Luas
2014, Villanovaforru, Punto di incontro tra forma e colore, Museo (sa corona arrubia

2014, SINIS Temporary Storing Fondazione Bartoli Felter Cagliari
2014, Atzara, Incontro tra colore e materia, Museo Antonio Ortiz Echagüe
2015, Vercelli, Asta Meeting Art,
2015, Brescia, “PENISOLE”, Studio di architettura Brescia
2016-2017, Samugheo, Museo Murats (Museo Unico Regionale Arte Tessile)
2017, Oristano, (Infrarossi), Marte spazio espositivo
2017, Roma, Incanto, Galleria Nardi
2017, Croazia,  Residenza d’artista isola di Rab
2017, Cagliari, I am the son, Sede Banca Generali
2017, Barumini, “ PANEM ET CIRCENSES “ Centro Culturale G. Lilliu

2018, Olbia, Ricami di terra, Museo Archeologico
2018, Oristano “Finis Terrae”, Pinacoteca Carlo Contini

 

MOSTRE COLLETTIVE

1988, Oristano, Amnesty International, Galleria C. Contini
1989, Oristano, Unione Italiana Ciechi, Galleria  Il Carmine

1990, Ferrara, Galleria d’Arte Moderna “ALBA”
1991, New York, OFF Artisti Italiani
1991, Milano, B&T Gallery
1997, Trevi, Flash Art Museum
1999, Sassari, Arte contemporanea arredo design
2000, Ossi, Arte evento creazione “Molineddu”

2000, Cagliari, “Sequenze sulla carta”, G28 Gallery
2000, Milano, Arte contemporanea, Galleria Antonio
2000, Innsbruck, Galleria Bertrand Kass
2000, Roma, J’accuse, Associazione Culturale Arte in transito
2001, Milano, Miart
2002, Innsbruck Galleria Bertrand Kass
2002, Verbania Pallanza, Symposium Internazionale Videoart
2002, Cagliari, Segni e sogni, in collaborazione con il Centre G. Pompidou” di Parigi e il Centro Culturale il Lazzaretto

2002, Cagliari, Genius Loci, IV edizione Man Ray

200, Berchidda, Progetto Arti Visive – nuove acquisizioni
2003, Jesi, Io gli Artisti e Pinocchio, Palazzo dei Convegni
2003, Novara, III° Premio città di Novara – Palazzo Broletto
2003, Milano, Galleria Schubert
2004, Cagliari, Cittadella dei Musei
2004, Cagliari, Un ricordo per l’estate, La Bacheca Galleria D’Arte
2004, Fondazione Banco di Sardegna – Acquisizione Fondazione
2004, Felter, Fondazione per l’Arte Bartoli
2005, United Arab Emirates, Sharjah Art Museum
2005, Cagliari, URBUS, Centro Culturale Lazzaretto
2005, Molineddu, Arte Evento Creazione IX edizione

1995-2005, Cagliari, Centro Culturale Man Ray
2006, Sassari, Il segno nel libro, Palazzo della Frumentaria
2006, Bologna, Il segno nel libro, Galleria d’Accursio
2006, Nurachi, In transit, Museo Peppeto Pau
2007, Roma, Mostra evento per i 50 anni di FIAT 500 Vicenza, Villa Chiassi
2008, Oristano, SMS, Pinacoteca
2008, Cagliari, Recupage, Centro culturale Il Lazzaretto
2008, Cagliari, La spina del grano, Castello San Michele
2009, Roma, Movimenti utopie e contraddizioni del 68,Villa Chiassi
2010, Palermo, Galleria Il Tempio
2010, Milano, Premio internazionale 1° premio sezione arte astratt, Wannabee Gallery

2011, Roma, Genzano, Trieste, La memoria del metallo. 150 anni dell’unità d’Italia
2012, Roma, Medagliere della biblioteca apostolica Vaticana
2012, Punta Ala, Galleria ORLER
2014, Roma, Sardegna Store
2015, Museo Sa Corona Arrubia, Arte 52
2015, Trento, Artisti a statuto speciale, Palazzo Thun

2015, Bosa, Artisti a statuto speciale, Museo Casa Deriu
2015,Cagliari, Pani e Madri, EXMA
2016, Grignan, Galerie F. Houze
2017, Bolzano, Artisti a statuto speciale,Palazzo Thun

2017, Trento, Galleria Civica
2017, Sarule, DIOSA
2017, napoli, Biennale del libro – Castel dell’Ovo
2017, Quartiere Borbonico Casagiovine, Biennale del Belvedere San Leucio
2017, Alghero, Museo lo Quarter
2017, Felter, Fondazione per l’arte Bartoli “ Gramsci”
2017, Alicante, De lo universal a lo identitario, Museo del Calzado Elda

2017, S.Maria CapuaVetere “MITHRA SOL INVICTUS” Museo MACS

2017, Zagabria, ART COLONY ON RAB, Galerija MAKEK
2018, Quartiere Borbonico Casagiovine, I cinque sensi

 

Altre opere

Principali mostre personali

 

2014 - Atzara, Museo d'Arte Moderna e Contemporanea, "Incontro tra materia e colore"
2005 - Cagliari, Teatro lirico, "Il pescatore e la luna"
2004 - Cagliari, Exmà
2003 - Cagliari, Studio LI\XI
2003 - Milano, Galleria Postart
2003 - Latina, Associazione culturale ideativi, "Il bello dov'è?"
2001 - Villanovaforru (CA), Museo Genna Maria, "Il pane dell'anima"
1999 - Castellaro Lagusello Monzanbano (MN), "Il Pane della Vita"
1999 - Milano, Associazione Ristoratori
1998 - Cagliari, Centro culturale Man Ray, "Azzimo"
1986 - Cabras, Museo comunale

 

 

Principali mostre collettive 

 

Mostre collettive
2005 - Sharjah, Art Museum, "United Arab Emirates"
2003 - Milano, Galleria Schubert
2002 - Innsbruck, Galleria Bertrand Kass
2002 - Cagliari, Centro Culturale il Lazzaretto, "Segni e sogni", in collaborazione con il Centre G. Pompidou di Parigi
2001 - Milano, "Miart"
2000 - Roma, Associazione culturale Arte in transito, "J'accuse"
2000 - Milano, Galleria Antonio Battaglia-Arte contemporanea
1997 - Trevi, Trevi Flash Art Museum
1991 - Milano, B&T Gallery
1991 - New York, "OFF Artisti Italiani"